Il presidente Donald Trump sta perseguendo ancora una volta l’acquisizione della Groenlandia, questa volta attraverso la nomina del governatore della Louisiana Jeff Landry come inviato speciale con il compito di portare il territorio sotto il controllo degli Stati Uniti. Questo rinnovato sforzo, lungi dall’essere un’ossessione casuale, riflette una strategia di politica estera più ampia e sempre più assertiva, incentrata sul dominio regionale e sullo scetticismo nei confronti degli alleati tradizionali.
La rinnovata spinta per la Groenlandia
L’interesse di Trump per la Groenlandia risale al suo primo mandato, ma le azioni recenti suggeriscono un approccio più calcolato. La nomina di Landry, nonostante la sua limitata esperienza in politica estera, segnala l’intenzione dell’amministrazione di sfruttare canali diplomatici non convenzionali. Come ha affermato lo stesso Trump, la mossa è inquadrata come una questione di “protezione nazionale”, ma le motivazioni sottostanti rivelano un’ambizione più profonda di rimodellare il panorama geopolitico.
I governi danese e groenlandese hanno rapidamente respinto l’idea, citando il diritto internazionale e la sovranità nazionale. Tuttavia, l’amministrazione sembra impassibile, con Trump che discute apertamente del potenziale uso della forza, se necessario. Questo disprezzo per le norme stabilite evidenzia la volontà di sfidare l’attuale ordine mondiale.
Oltre i minerali: un gioco strategico
Sebbene lo sfruttamento delle risorse, in particolare dei minerali delle terre rare attualmente dominati dalla Cina, rimanga un fattore, la spinta per la Groenlandia va oltre gli interessi economici. L’ultima strategia di sicurezza nazionale (NSS) dell’amministrazione sottolinea il “corollario di Trump alla dottrina Monroe”, mirando a escludere le potenze esterne dall’emisfero occidentale.
Trump ha più volte sottolineato la presenza di navi russe e cinesi nell’Artico, inquadrando la Groenlandia come una necessità strategica. Ma la questione centrale non è semplicemente l’accesso al territorio; è il controllo. L’amministrazione vede la governance europea, anche in nazioni apparentemente alleate come la Danimarca, come un potenziale ostacolo al dominio degli Stati Uniti.
Una visione del mondo neo-realista
Secondo il politologo Abraham Newman, le ambizioni territoriali di Trump riflettono una visione del mondo “neo-realista” che rifiuta il principio di pari sovranità tra le nazioni. L’obiettivo non è la cooperazione ma il dominio, affermando la superiorità americana sugli stati più piccoli o meno assertivi.
Questa mentalità si estende oltre la Groenlandia, con una retorica simile applicata al Canada e ad altri vicini degli Stati Uniti. L’amministrazione ha anche mostrato disprezzo nei confronti dei governi europei, mettendone in dubbio l’affidabilità e addirittura suggerendo che non ci si può fidare di loro per quanto riguarda le armi nucleari.
Minare la sovranità europea
La NSS chiede esplicitamente di sostenere i partiti di destra in Europa e di incoraggiare i paesi a indebolire i legami con l’Unione Europea. L’annessione della Groenlandia, o almeno il suo controllo, si inserisce direttamente in questo schema. Dimostra la volontà di smantellare le alleanze esistenti ed esercitare un’influenza diretta su territori strategicamente importanti.
La nomina di Landry, un lealista senza un background significativo in politica estera, esemplifica ulteriormente questo approccio. L’amministrazione fa sempre più affidamento su reti informali e collegamenti personali piuttosto che su strutture burocratiche tradizionali.
Un distillato della politica estera di Trump
Sebbene la prospettiva di annettere effettivamente la Groenlandia rimanga remota, la strategia di fondo è chiara: espandere il controllo americano, sfruttare le risorse e minare l’influenza europea. Questo sforzo riflette una visione coerente, anche se non convenzionale, della politica estera americana sotto Trump.
Le azioni dell’amministrazione in Ucraina, Venezuela e altrove dimostrano la volontà di rendere confusi i confini tra interessi commerciali e obiettivi di sicurezza. In questo contesto, la spinta per la Groenlandia non è un elemento anomalo ma centrale dell’agenda più ampia di Trump.





























